L'ASINO SARDO

Un tempo adibito alla macina dei cereali, al trasporto dell'acqua e della legna, ai lavori di aratura, l'asino era diffuso in tutta l'Isola e veniva chiamato in modi diversi: molente, burriku nel Campidano, poleddu e ainu in Barbagia e nel Goceano.

La mola asinaria ad uso famigliare si svolgeva fino a qualche decennio fa all'interno delle abitazioni rurali, l'asino era usato anche nella trebbiatura ma soprattutto era indispensabile forza motrice per il sollevamento delle acque nell'irrigazione di orti e giardini, e nel trasporto dell'acqua potabile e dei prodotti agricoli.

Attualmente l'Associazione per la Tutela dell'Asino Sardo, l'Istituto di Incremento Ippico per la Sardegna di Ozieri, l'Istituto di Produzioni Animali della FacoltÓ di Medicina Veterinaria dell'UniversitÓ di Sassari attuano importanti iniziative per la salvaguardia della razza.

L'asino sardo ha un caratteristico mantello grigio-ferro, più chiaro sull'addome sulle occhiaie e sul muso ed Ŕ segnato sul groppone da una croce (riga mulina crociata, caratteristica delle forme selvatiche). La sua altezza di circa 80-1200 cm al garrese lo distingue dalle altre razze asinine italiane.

Nell'800 il duca dell'Asinara, import˛ dall'Egitto i somari bianchi dando così inizio ad un'altra "razza" impropriamente ritenuta sarda.

STANDARD DI RAZZA
Caratteri tipici: mantello sorcino, riga mulina crociata, bordo scuro delle orecchie; possono essere presenti zebrature alle spalle e agli arti e ventre di biscia. Conformazione: testa quadrangolare a profilo rettilineo, collo corto, spalla dritta e corta, garrese poco pronunciato, dorso leggermente disteso, lievemente depresso, lombi forti e ben attaccati, groppa corta e lievemente inclinata, petto sufficientemente largo, torace stretto e basso, arti robusti, articolazioni spesse e larghe, andature corte poco elastiche ma sicure, appiombi regolari, piede piccolo e duro. Temperamento vivace, Rustico e frugale.